"...Tra le emozioni e le soddisfazioni vissute in
quegli anni di serie A, ricorderò un solo episodio legato ad un gol
realizzato a Bari ed esattamente quello del russo Shalimov che,
realizzando il 2-0, mise un’ipoteca sulla vittoria finale della gara;
ebbene quell’emozione fu molto più forte di quella che si poteva
provare per una rete che, per quanto di ottima fattura, avrebbe
dato la vittoria di una gara contro un avversario quell’anno sicuramente modesto; quel gol invece rappresentava per i foggiani,
per i tifosi, una rivincita verso i cugini baresi che per troppi anni
ci avevano guardato dall’alto in basso, finalmente era giunto il
momento del riscatto forse per una città intera, per la Capitanata
tutta che si ribellava alla supremazia di Bari e del Bari. Ecco forse
il calcio, nella storia novantennale del Foggia, ha rappresentato la
possibità di farsi vedere dall’Italia intera, di far vedere che questa città non era solo un punto su una cartina geografica o una di
quelle province della Puglia che si imparano in geografia e che si
ripetono a memoria alla lavagna in ordine alfabetico. Il calcio è
servito quasi a screditare quelle classifiche di vivibilità che hanno
sempre posizionato Foggia tra le ultime città d’Italia o le considerazioni di Alberto Moravia che definì la nostra città tra le più
brutte che avesse mai visto, seconda soltanto a La Paz. Ebbene
un semplice gol, una rete che si gonfia, un pubblico che esplode
di gioia possono rappresentare non la soluzione ai tanti problemi
che affliggono la città ma di certo danno la sensazione, magari
solo per un attimo, di essere capaci di reagire e di riuscire a farsi
invidiare dagli altri: lasciate ai tifosi la libertà di sognare."
Alberto Mangano da IO NON SONO FUGGITO DA FOGGIA

Nessun commento:
Posta un commento