Mancano pochi minuti alla fine, il Foggia mantiene il minimo vantaggio in 10 uomini, la partita deve essere portata a casa se si vuole continuare a sperare, Micale sta facendo miracoli insieme ai suoi compagni Loiacono e D'Angelo con i quali in difesa giocava sui polverosi campi della serie D; la Casertana obiettivamente le sta tentando tutte, il cronometro sembra lentissimo, 5 minuti di recupero, c'è ancora da soffrire; Narciso e Bencivenga sono nella postazione televisiva, stanno soffrendo anche loro, vorrebbero essere in campo, su quel campo dove Cavallaro e Sarno si stanno sacrificando, stanno difendendo con i compagni.
In quel momento pensi che tutto sommato il campionato è andato oltre qualsiasi rosea previsione, o forse no....ci speri ancora, ma il cronomentro è terribilmente lento e può succedere ancora di tutto.
I rossoneri si affidano al cuore, si stringono tra di loro, spazzano se è necessario, è un'alternanza tra angoscia e speranza....poi arrivano quei tre fischi ed in quel momento non sai più dove sei, non sai chi è accanto a te, non sai chi ti abbraccia, chi ti grida nelle orecchie; non sai dove sei, ma sai che in quel momento vuoi essere esattamente lì, a saltare con la squadra, a gioire con loro; in questi momenti benedici le scelte del tuo papá, quando cominciò a portarti in quello stadio, quando ti ha guidato verso una fede, un senso di appartenenza che questa sera sfoderi con orgoglio.
C'è ancora da soffrire, ci sará ancora da sperare ma se è bello essere nato foggiano, stasera sicuramente lo è ancora di più.
Alberto Mangano

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