A pochi giorni dalla gara del Foggia a Matera, ironia della sorte, capita proprio l'anniversario della morte di Franco Mancini, un uomo che in vita ha voluto bene ad entrambe le cittá, quella di origine e quella di adozione.
Ricordo che pochi mesi dopo la sua scomparsa, proprio in occasione della gara contro il Matera, quando si era ancora nei polverosi campi della serie D, ebbi a scrivere una mia riflessione che ho pensato di voler rispolverare proprio oggi; era il 26 ottobre del 2012:
"Franco vive!
L'imminente gara del Foggia contro il Matera inevitabilmente porta la mente al ricordo della figura di Franco Mancini. Sarebbe stato bello sapere per chi avrebbe tifato domenica e magari chiedergli se aveva mai pensato che un giorno fosse il blasonato Foggia a rincorrere la squadra della Cittá dei Sassi. Certamente sarebbe venuto allo Zaccheria con uno stato d'animo combattuto tra il rispetto dovuto alla cittá d'origine, quella degli affetti, dei primi calci, delle prime esperienze e l'amore per quella squadra che lo consacró definitivamente, che lo lanció nell'orbita del calcio importante e stellare, che gli donó l'amore per la madre dei suoi figli
In ogni caso domenica, sul sedile della tribuna, sarebbe stato solo e comunque Franco Mancini.
Sono trascorsi diversi mesi da quel 30 marzo, eppure sembra ieri.
Ma non sará certamente una gara di calcio a dover farci ricordare Franco.
Franco é rimasto nel cuore e nelle menti di tanti, Franco vive ancora in quegli ultrá che cantavano: "Alé Mancini, alé, alé", é ricordato dai vecchi tifosi, quelli che storcevano il naso per le sue "stravaganze" in campo, Franco vive in coloro che lo adoravano per la sua passione per la musica, ma soprattutto Franco vive in tutta quella gente che, grazie ad un semplice sorriso o ad una fraterna pacca sulla spalla, aveva conosciuto l'uomo, quella persona semplice e genuina che nei fatti aveva dimenticato il suo passato, la sua storia, i suoi successi.
Chi ha fede sa che dopo la morte c'é la vita eterna, chi vive con i dettami della biologia sa che non é cosí: Franco ha messo d'accordo tutti continuando a vivere quotidianamente non solo nel cuore dei suoi parenti, non solo in quello dei suoi amici, non solo in quello dei suoi tifosi, ma solo e semplicemente nel cuore della gente semplice, quella che piangeva e piange l'assenza dell'amico di tutti.
Si ha quasi la certezza che alcune persone debbano morire per diventare immortali: bene, Franco é uno di questi.
Franco era colui che si fermava a commentare con chiunque, anche con la persona della porta accanto, una partita di calcio ma era anche colui che aveva fatto imbestialire Roberto Baggio e che aveva sbeffeggiato Van Basten.
Domenica non vogliamo commemorazioni, non vogliamo fiori, vogliamo una festa, una festa gioiosa che continui a manifestare la sua presenza tra la gente che gli vuole ancora bene, non importa se sia il suo vecchio compagno di scuola o il suo vicino di casa, che sia il suo amico dei primi calci sui campi polverosi della Lucania o il suo compagno di squadra in serie A, perché sappiamo che Franco comunque ci sará, lasciando dentro di noi solo l'amletico dubbio: "Ma per chi avrebbe fatto il tifo?"
Perchè tutti muoiono, tanti vengono dimenticati, qualcuno viene commemorato ma solo pochi, grazie al proprio percorso terreno, resteranno nel cuore di tutti perchè sono stati grandi e continuano ad esserlo, perchè hanno vissuto e continuano a vivere
... e Franco vive."
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