sabato 21 febbraio 2015

Il Foggia e i suoi sbalzi di umore


Ci si aspettava lo squadrone, forte anche della massiccia presenza di tifosi al'Arechi, e almeno per una buona metá di gara si é visto solo il Foggia; ci si aspettava la sfilata delle grandi star, dei grandi calciatori, quelli di categoria superiore, ed invece Pietro Iemmello risulta indiscutibilmente il migliore in campo, e non solo per i due gol.
Cosa é mancato quindi ai rossoneri per chiudere definitivamente la gara e per portare a casa l'intera posta?
A questa domanda possiamo rispondere riprendendo le parole del mister che piú volte ha detto che una squadra che parte con un obiettivo ed una certa mentalitá, non puó strada facendo cambiare di colpo la propria indole ed il proprio modo di porsi in campo; in parole povere la mentalitá vincente non la compri al supermercato, o ce l'hai o fai di tutto per costruirtela.
C'é da ritenere che la squadra stia crescendo sotto questo punto di vista, ma é fuori di dubbio che, dopo quel primo tempo perfetto, non puoi vanificare il tutto dando via via campo agli avversari; certo, non puoi ignorare chi hai di fronte o minimizzare le sue qualitá, ma quando la giostra la fai girare tu, devi essere anche bravo a saper chiudere le gare.
Come successo a Martina e a Melfi, il Foggia reagisce sempre dopo gli schiaffi ricevuti in una sorta di risposta emozionale che spesso dá i suoi risultati: poche squadre avrebbero reagito cosí, con 9500 spettatori dopo il 2-1; la squadra di De Zerbi lo ha fatto e dopo il secondo gol, é sembrato quasi si fosse tolto un peso sullo stomaco, riuscendo a ricatapultarsi in area andando a colpire un legno prima, e trovando il pareggio dopo.
Questi balzi di umore, che vanno ad offrire occasioni agli avversari, fanno sí che una squadra da tutti accreditata come quella dal gioco migliore, non sia al primo posto, ma addirittura fuori dai play off.
Ogni domenica il campionato é sempre meno lungo ed i punti persi sono sempre piú difficili da recuperare, per cui De Zerbi dovrá lavorare per affinare il comportamento dei suoi uomini in campo, riuscendo a farli giocare sempre, anche a risultato apparentemente acquisito, perché non si debba essere costretti a giocare solo dopo qualche marcatura degli avversari.

Alberto Mangano

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